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Conseguire una professione in Europa e spenderla in Italia: il vantaggio della mobilità UE

Sempre più italiani scelgono di formarsi in un altro Stato dell’Unione Europea per poi richiedere il riconoscimento del titolo o della qualifica in Italia.

È un fenomeno già molto diffuso nel mondo universitario: molti studenti conseguono lauree all’estero, soprattutto in ambito sanitario o professionale, e successivamente rientrano in Italia per avviare le procedure di riconoscimento.

Lo stesso principio vale anche per molte professioni regolamentate.

La base normativa

Il riconoscimento delle qualifiche professionali in Europa si fonda sulla Direttiva 2005/36/CE, recepita in Italia dal D.Lgs. 206/2007.

Questa normativa disciplina il riconoscimento delle qualifiche professionali conseguite in altri Stati membri e permette al professionista di richiedere l’accesso alla professione nello Stato ospitante, secondo le regole previste dall’autorità competente.

Per i titoli accademici esteri, invece, il riferimento principale è la Convenzione di Lisbona, ratificata in Italia con la Legge 148/2002, che ha introdotto il principio del riconoscimento finalizzato dei titoli di studio stranieri.

Perché conviene conseguire una qualifica in un altro Stato UE

Scegliere un percorso europeo può offrire diversi vantaggi:

  • percorsi più flessibili;
  • formazione spesso più compatibile con lavoro e famiglia;
  • possibilità di evitare alcuni passaggi dell’iter ordinario italiano;
  • accesso a procedure europee di riconoscimento;
  • maggiore apertura professionale anche fuori dall’Italia.

Non si tratta di una scorciatoia, ma di una possibilità prevista dal diritto europeo.

Come accade per le lauree conseguite all’estero, anche una qualifica professionale ottenuta in un altro Stato UE può essere valorizzata in Italia.

Il principio è lo stesso: il cittadino si forma in Europa, ottiene un titolo o una qualifica secondo le regole dello Stato estero e poi presenta domanda di riconoscimento all’autorità italiana competente.

Conseguire una qualifica professionale in un altro Stato UE e spenderla in Italia è oggi una possibilità concreta, prevista dalla normativa europea.

È lo stesso modello che da anni caratterizza le lauree estere: studiare o qualificarsi fuori dall’Italia e poi richiedere il riconoscimento nel proprio Paese.

La differenza la fa la qualità del percorso, la correttezza della documentazione e l’assistenza nella procedura di riconoscimento.

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