ABILITAZIONE IN ROMANIA: BASTA TACERE! VOGLIAMO FAR VALERE I NOSTRI DIRITTI!

ABILITAZIONE IN ROMANIA: BASTA TACERE! VOGLIAMO FAR VALERE I NOSTRI DIRITTI!

Con un po’ di pazienza, iniziate a leggere quest’articolo solo se avete intenzione di arrivare fino in fondo altrimenti avreste solo una visione parziale delle cose. Vi avvertiamo, sarà una valanga di parole fino ad ora strozzate ma che hanno acquisito forza. Racconteremo tutta la storia, un libero pensiero costruito semplicemente osservando e raschiando solo lo strato superficiale. Figuriamoci cosa troveremmo se scavassimo ancora più a fondo.

Abbiamo atteso fiduciosi che il Ministro della Pubblica Istruzione, anche se comprensibilmente infastidito, avrebbe soddisfatto le numerose richieste di riconoscimento dell’abilitazione professionale conseguita in Romania di migliaia di docenti italiani da anni illusi e disillusi da un fantomatico TFA diventato FIT e naufragato in chissà cosa.
La decisione di diventare docente abilitato in un Paese diverso da quello di nascita è legata alla stanchezza provocata da anni di precariato però sfruttati per acquisire l’esperienza che nessun corso può darti e da promesse fatte da sindacati e dai vari Ministri dell’Istruzione che passandosi lo scettro facevano a gara su come complicare sempre di più le cose. Molti hanno preferito rimboccarsi le maniche ed agire anziché attendere, cominciando a mettere un tassello dopo l’altro per smuovere la situazione, facendosi trovare pronti alla prima occasione di avere una cattedra propria.

Noi avevamo la risposta, noi avevamo il modo per poterli aiutare.

Grazie all’esperienza ed ai successi maturati con la Spagna abbiamo dato prova di conoscere ogni dettaglio della normativa sulla libera circolazione delle professioni in ambito comunitario, inoltre in quel momento avevamo appena terminato gli studi sul sistema scolastico Rumeno ed allacciato importanti convenzioni con prestigiose Università Rumene (riconosciute!) per ampliare la nostra offerta formativa. Da qui la decisione di sviluppare in Romania il progetto delle abilitazioni alla professione docente.
A noi il compito di curare l’iter burocratico e sviluppare percorsi conformi alla direttiva CE/2005/36 affinché venissero riconosciuti come avvenuto per i percorsi spagnoli, mentre ai nostri studenti/docenti quello di formarsi in un’altra lingua addirittura trasferendosi per diversi periodi all’estero.

Attenzione a chi parla di scorciatoia e di docenti impreparati! Vi invitiamo a prendere parte ai nostri corsi per poterne compiutamente parlare.

Il caso Romania stava cominciando ad esplodere ed a far paura: chi avrebbe atteso il TFA (o qualsiasi altra cosa)? Chi avrebbe seguito pedissequamente le “visioni” dei sindacati?

Da quel momento in poi la strategia del MIUR ha previsto un susseguirsi di richieste che una volta assecondate finivano col diventare non ancora sufficienti. Un esempio? Mettetevi comodi, perché la storia è lunga ed ha dell’incredibile…

Alle prime pratiche di riconoscimento presentate, il MIUR rispondeva di allegare “l’attestazione dell’autorità competente” (la famosa Adeverinta) ovvero un documento rilasciato dal Ministero dell’Istruzione Rumeno che espressamente indicasse:

– le fasce d’età degli alunni a cui è consentito insegnare;
– l’ambito disciplinare che l’interessato può insegnare;
– che il percorso svolto conferisse il diritto di insegnare nel proprio ambito disciplinare nell’insegnamento pre-universitario in Romania.

Tale documento è interamente visibile cliccando qui .

Abbiamo interpellato il Ministero Rumeno e quest’ultimo si è reso disponibile ad assecondare la richiesta. Da quel momento in poi nelle sue attestazioni avrebbe inserito tali specifiche come dimostra questo documento .

Nessun cenno alla formazione didattica svolta, quasi a dire che avuto il documento con quelle specifiche nei 120 giorni successivi avremmo visto i primi decreti. Ed invece il silenzio più assordante…

Nessun cenno ai nostri studenti, nessuna trasmissione del numero di protocollo, nessun aggiornamento sullo stato della loro pratica, nessuna richiesta d’integrazione e nessun responsabile del procedimento con il quale confrontarsi.
L’atteggiamento del MIUR ha provocato paura e rabbia che inizialmente abbiamo ben gestito e rassicurato tutti perché certi del percorso proposto, la legge era ed è dalla nostra parte ma soprattutto c’erano già stati altri riconoscimenti prima del 2016 visibili da chiunque sul sito del MIUR. Vi risparmiamo la ricerca perché potete visionarlo cliccando qui (decreto Marisi). Prestate attenzione alla formazione dichiarata e ritenuta sufficiente ai fini del riconoscimento, perché è la medesima documentazione presentata da tutti i nostri studenti.

Poiché ci sentiamo responsabili, ma soprattutto al fianco di tutti i nostri studenti, senza falsa modestia possiamo dire di conoscere la struttura del percorso e abbiamo preferito intervenire in prima persona alla ricerca di un dialogo, un confronto e non uno scontro mentre decine di studi legali, fiutando il business, lavoravano sui loro ricorsi.
Ad un certo punto abbiamo avuto il sentore che dall’Ufficio VIII i pareri, le idee e le fantasie (ufficiali e non ufficiali) su come si sarebbe sviluppata la situazione, mutavano a seconda dell’interlocutore di turno. Prima la Greco, poi la Palumbo, poi la Schietroma, poi la Sestan ed infine la Palumbo bis con l’ultimo capolavoro del 2 aprile 2019 che se fosse accaduto il giorno precedente avremmo urlato al pesce d’aprile!

State seguendo tutta la storia? Lo sappiamo…la trama è abbastanza contorta ma questa vicenda deve essere raccontata.

Mentre il balletto dell’Ufficio VIII continuava è venuto fuori un fac simile di come doveva essere impostata questa famigerata dichiarazione dell’autorità competente (sempre lei, l’Adeverinta), ebbene sì…al MIUR mica importa di quanti moduli è composto il percorso formativo rumeno che abilita alla professione, quali materie specifiche vengono affrontate e di come viene regolamentata la professione; bensì è importante che sul modulo venga citata la direttiva CE/2005/36.
Caro Ministero, grazie mille per esserti preso la briga di aprire il fascicolo di una docente che si è laureata ed abilitata in Romania e che ti ha chiesto il riconoscimento professionale.

Andiamo con ordine. Ritorniamo, quindi, al Ministero Rumeno, anche un po’ infastiditi, a scoprire il perché sui nostri certificati non comparisse quella dicitura, aspettandoci un’ammissione di colpa.
Peccato che dall’ottobre 2016 il Ministero Rumeno differenzia la metodologia di richiesta e pertanto i contenuti dell’Adeverinta saranno differenti se a richiederla è un cittadino Rumeno piuttosto che un cittadino Comunitario.
E volete sapere perché? Quando ce l’hanno detto ci siamo sentiti degli stupidi capendo che ormai non potevamo più fare affidamento sulla disponibilità del Ministero estero ed assecondare i capricci del MIUR.
L’abilitazione alla professione di docente è la risultanza delle competenze acquisite durante il percorso universitario grazie alle quali si è idonei ad insegnare determinate materie (in Italia requisito sufficiente per iscriversi in III fascia delle G.I.) e lo svolgimento di un corso di psicopedagogia. Quest’ultimo può essere svolto solo presso le università rumene dove risulta accreditato il DPPD, ovvero il dipartimento per la formazione del personale didattico.
Quella direttiva viene espressamente certificata dal Ministero Rumeno per i soli cittadini rumeni per i quali può garantire che le competenze acquisite, sia durante il percorso universitario che quello psicopedagogico, possano considerarsi conformi agli standard CE. Ovviamente non attiene al suddetto ministero certificare che i piani di studio degli stranieri siano conformi alla direttiva, dovrebbe farlo il loro paese d’origine, pertanto può garantire per il solo percorso psicopedagogico.

Capito l’inghippo?

I nostri studenti si sono candidati a svolgere il percorso abilitante in Romania, ovviamente con una laurea italiana e non rumena, ma per tutti loro ne abbiamo richiesto l’omologazione al CNRED (Centro di riconoscimento ed equiparazione dei Diplomi) e quest’ultimo li ha autorizzati a prendere parte al corso abilitante.
Addirittura alla fine del percorso il Ministero Rumeno ha attestato che tutti i nostri studenti con la documentazione a loro disposizione possono insegnare il proprio ambito disciplinare nell’insegnamento pre-universitario in Romania.
Beh, ci siamo, questa volta a sbagliare è il MIUR, dimostriamogli l’illegittimità di tale richiesta presentando relazioni e documenti ufficiali tradotti ed asseverati. Siamo certi che capirà. Ed infatti il MIUR addirittura ammette i nostri studenti al concorso straordinario per docenti abilitati. Bene? Macché!
L’Ufficio VIII continua la sua crociata silenziosa beccandosi sentenze sfavorevoli del TAR Lazio che addirittura prevede la nomina di un commissario ad acta che vada a togliere la polvere dalle istanze gettate in uno sgabuzzino.
A questo punto ci siamo detti: Quando arriverà questo commissario saremo pronti a consegnargli tutto il nostro lavoro e far valere anche con Lui la nostra legittima posizione. Dialogo, confronto e ascolto e tutto si risolverà per il meglio.

Ed invece, coupe de theatre, il commissario nominato è proprio la dott.ssa Palermo. Vale il detto, uscita dalla porta, rientra dalla finestra!
Commissario che il 2 aprile firma la nota n. 5636.
Possibile che dopo anni di silenzio viene fuori proprio ora?

E adesso vorremmo soffermarci proprio sulla nota che ha destato tanto scalpore. Potremmo commentare e smentire punto per punto, anche le “paurose e drammatiche” parti in grassetto e sottolineate. Con 97 righe pensano di sintetizzare/banalizzare una situazione del genere? Riteniamo che questa sia un’offesa all’intelligenza di chi ha lavorato dietro le quinte ma soprattutto un’offesa a chi ha studiato duramente facendo rinunce e sacrifici.

Ministro Bussetti permetta una domanda: per quale motivo non troviamo la sua firma sulla nota? La curiosità nasce dal fatto che solitamente è il Ministro dell’Istruzione a sottoscrivere un provvedimento del genere. A questa seguirebbero tante altre domande che avremmo il piace e l’onore di porle, interpreti quanto appena detto come ad un invito. Se dell’attuale Governo ne condivide la filosofia dell’ascolto siamo certi che apprezzerà la nostra scelta di non abbandonare del tutto la strategia del confronto.
Chi è arrivato fino in fondo a questo articolo ha già trovato tante risposte che mettono in discussione la nota del MIUR, ma tutti i dettagli sono stati comunicati ai nostri avvocati che li utilizzeranno nelle sedi opportune. Attenzione non è una minaccia, ma un nostro diritto soprattutto dopo la tanta pazienza dimostrata.
Siamo frastornati ma allo stesso tempo lucidi. Un concetto sulle affermazioni riguardatati il sostegno dobbiamo dirlo. Quando la Romania è entrata a far parte della Comunità Europea ha accelerato il processo di inclusione degli alunni con disabilità nel sistema scolastico ordinario, lasciando però attive le scuole speciali. I nostri studenti questo lo sanno bene, lo hanno studiato. Se la Palermo si fosse abilitata in Romania e poi specializzata sul sostegno (eh già, anche il Romania il sostegno è una specializzazione) l’avrebbe saputo.

Chi ha scelto la Romania per abilitarsi ha dovuto sostenere tanti sacrifici umani ed economici.
La damnatio per chi ha fatto tale scelta è stata quella di non rimpinguare le casse degli Atenei italiani e del MIUR? E allora bisognava trovare il modo per non perdere quella fascia di “clienti”. L’incertezza del riconoscimento ha portato tutti a conseguire comunque il 24 CFU, contestualmente sono stati ammessi al concorso semplificato per gli abilitati e quindi hanno pagato per parteciparvi, inoltre parteciperanno al TFA sostegno nonostante abbiano già la specializzazione estera e quindi pagheranno per le preselettive ed in caso di superamento ci saranno le tasse universitarie da versare. Vi state facendo due calcoli!?! Tutti esempi reali di cose accadute e che stanno accadendo.

E adesso facciamo anche i veggenti: i tempi legali per impugnare la nota del MIUR scadranno stranamente quando si vocifera che verrà indetto il tanto atteso concorso del 2019. E cosa faranno i nostri docenti abilitati esteri che avrebbero dovuto fare solo un anno di formazione prima dell’immissione in ruolo con regolare concorso superato? Parteciperanno anche a quest’altro concorso, pardon, preselettive concorsuali.

Signori abbiamo taciuto fino a questo momento e scoraggiato nette prese di posizione, nonostante piovessero accuse di indifferenza, connivenza e anche critiche più pesanti. Eravamo solo tanto pazienti, certi del nostro operato e della professionalità del Ministero ma si sa, a tutto c’è un limite ed è appena stato superato. Mentre chi si è improvvisato “del mestiere” con alle spalle società straniere è già scappato all’estero con il timore che presto sarebbero stati smascherati, Ansi Formazione società italiana spara a zero e non teme ripercussioni. Adesso si fa sul serio.

Il Presidente dell’ANSI Formazione Ludovico Vessichelli